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Sono molto contento che la visita sia stata di vostro gradimento.
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Federica Benassi, 2B LSA, ci propone una personalissima riflessione sul tema della notte. Il testo è stato scritto in preparazione all'esperienza che la classe vivrà nel monteore di Marzo all'Istituto ciechi di Milano. L'esperienza, dal titolo Dialogo nel buio, è finalizzata al confronto con una diversabilità e alla maturazione della consapevolezza della nostra sensorialità. È anche l'occasione per imparare, anche se per lo spazio di poco più di un'ora, a guardarsi dentro, a dedicare spazio ai propri pensieri ed alla propria interiorità.

 


notteÈ notte fonda, tutto tace.
Il silenzio è l’unico suono che pervade la mia stanza, quasi una linea immaginaria fra pensiero e realtà.
Molte volte mi capita di stare sveglia fino a tardi la sera e, proprio grazie a questi momenti, riesco a percepire tutto ciò che mi circonda. È proprio ascoltando l’impercettibile, prestando attenzione al silenzio, che scopro quanto esso possa essere inquietante e rumoroso.
Di notte riesco a scandire diversi rumori, che qualche volta mi sembrano alterati, amplificati o semplicemente diversi. La goccia del lavello della cucina che cade provoca un suono cupo e monotono, che non cambia nel silenzio, ma adesso è solo più libero di farsi sentire.
Volto il viso e odo le lancette della sveglia, che fino a quel momento erano impercettibili. Il ticchettio che al primo istante sembra essere così lieve e degno di essere ignorato, man mano diventa sempre più fastidioso e persistente.


Ad un tratto sento un tumulto proveniente da lontano, un fischio acuto che fa tremare lievemente il mio letto, penso subito ad un ipotetico terremoto. Mi rincuoro scoprendo che è il solito treno, che passa sempre alla stessa ora e poco lontano da casa.
Eppure è strano perché di giorno mi pare di non sentire il rumore del treno e di notte è prorompente più che mai.
Sembrano trascorse ore da quando ho spento la luce, ma in realtà non sono passati altro che pochi minuti.

Il sonno inizia a farsi sentire, ma ad un tratto una confusione strana diventa protagonista dei miei pensieri. Diventa sempre più intensa e scocciante, svincolo la mia mente dalla fase rem nella quale sono caduta e mi sveglio.
Apro gli occhi e finalmente riesco a inquadrarne la natura: è Eva, la mia "cana" _ le attribuisco questo sostantivo, perché personalmente credo che il termine cagna sia dispregiativo _ che abbaia a un gatto o forse ad un altro cane o magari ad un coniglietto. Poco importa tanto ha già smesso e pochi istanti dopo cado in un sonno profondo.
Il sogno che faccio mi sembra così reale nonostante sia frutto della mia immaginazione. Sono a casa che cucino una torta al cioccolato con mia mamma, sono sul punto di infornarla e sento un “bip” intermittente. Penso sia il timer del forno, ma è strano perché la torta è ancora nelle mie mani ed è impossibile che sia già cotta e pronta per essere sfornata.
Il rumore continua: un bip dopo l’altro e mentre lo ascolto mi accorgo che ogni oggetto intorno a me comincia ad offuscarsi. Tutto diventa nero ed ad un certo punto apro gli occhi, sono sveglia.
Il "bip" si rivela il fastidiosissimo suono della mia sveglia, che, come ogni mattina, mi riporta alla realtà.
Non vedo l’ora di tornare a letto, con la luce spenta, per poter, così, chiacchierare di nuovo con il silenzio.

  • Cara Federica, trovare in bacheca questo tuo testo ha per un momento colmato la distanza che ci separa. Chissa se qualche volta, durante la tua esperienza all'estero, vai a visitare il sito della tua scuola? Ne hai nostalgia? A presto!

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